Logo Gazzetta Alleanza

La pandemia e gli adolescenti più soli e depressi

Iperconnessi e soli, più resilienti e più fragili, meno toccati dal virus, ma coinvolti in pieno dagli effetti emotivi e psicologici della pandemia. Gli adolescenti, dopo un’estate quasi spensierata, si ritrovano ancora una volta lontani dalla scuola e dagli amici, con molte limitazioni ai movimenti e alle attività della loro età. Ma le precauzioni, giuste, per l’emergenza sanitaria, il distanziamento, il divieto di assembramento portano a conseguenze che cominciano a farsi sentire nella vita dei ragazzi. Più apatici, demotivati, con sintomi di ansia fino alla depressione.

Tecnologici e isolati

Gli adolescenti, che vivono un’età delicata per lo sviluppo affettivo, emotivo e sociale, stanno affrontando un riadattamento inaspettato e non tutti riescono a far fronte a cambiamenti così improvvisi. Secondo un’indagine dell’Associazione Di.Te (Dipendenze tecnologiche, Gap e Cyberbullismo) in collaborazione con Skuola.net su un campione di oltre novemila ragazzi tra gli 11 e i 21 anni, un terzo dei ragazzi ha dichiarato di essere sempre stato connesso nel lockdown della primavera scorsa, ma per il 74 per cento è aumentato il senso di solitudine percepito. E con un altro periodo di isolamento rischiano ulteriori conseguenze emotive e psicologiche.

La didattica a distanza e la mancanza di relazioni

La didattica a distanza ha un impatto significativo sulla vita degli adolescenti. “La tecnologia non può sostituire la realtà. Molti ragazzi sono demotivati e demoralizzati perché con le lezioni online non hanno vicino i loro amici: la mancanza di relazioni può avere effetti sulla loro salute psicologica, portarli a sviluppare a una maggiore distanza fra loro e ad abituarsi alla mancanza di contatto”, ha commentato Maura Manca, psicologa clinica e psicoterapeuta, presidente dell’Osservatorio nazionale Adolescenza Onlus. “I ragazzi hanno bisogno di vivere i legami affettivi e di mettersi in gioco nelle relazioni, non solo da dietro uno schermo”.

Palestre chiuse, ragazzi apatici e demotivati

Le palestre chiuse, i divieti di giocare partite a calcio, basket, pallavolo e di praticare danza hanno aggiunto un altro carico di rinunce per gli adolescenti. Lo sport è un momento di svago e divertimento, ma ha anche un valore educativo e rieducativo: i ragazzi imparano a collaborare per raggiungere obiettivi comuni. Perciò, consigliano educatori e psicologi, è importante offrire loro alternative cercando di fargli mantenere, se pure a distanza, il rapporto con gli allenatori e i compagni di squadra. Se viene meno la possibilità di fare sport si possono perdere gli effetti benefici, molti ragazzi si mostrano apatici e demotivati, diventano più sedentari col rischio di prendere peso.

Ansia e disturbi dell’umore

Secondo i risultati di una ricerca inglese della Health Foundation, in questa pandemia gli adolescenti pagano il prezzo più alto in termini di disturbi d’ansia e dell’umore rispetto agli adulti. “Il primo segnale a cui prestare attenzione è l’alterazione del ritmo sonno veglia, dannoso per il metabolismo e il sistema nervoso centrale”, ha spiegato il presidente della Società italiana di psichiatria, Massimo Di Giannantonio. “C’è poi tutta una serie di sintomi psichiatrici come l’ansia, che può diventare cronica sino a sfociare in attacchi di panico e disturbi dell’umore come la depressione. L’affettività è un sostegno importantissimo: chiedere e avere dall’ambiente intorno a sé calore e attenzioni può essere di grande aiuto”.

Un Natale (forse) senza parenti

E mentre si avvicina il Natale, per le famiglie e gli adolescenti si prospetta lo scenario dei giorni di festa senza poter incontrare nonni, zii e cugini per evitare assembramenti e prevenire il contagio del virus. Tutti speriamo che questa prospettiva venga smentita dall’inversione di tendenza della curva pandemica che pare sia in via di contrazione. Questo sarebbe un graditissimo regalo di Natale!