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Test sierologici e tampone: cosa sono e cosa dicono sul coronavirus

Vorremmo tutti, ma per ora non siamo ancora tornati alla vita di un anno fa. Anche se in questo momento i numeri dell’epidemia da Coronavirus sembrano inferiori a quelli dei mesi passati, i contagi ci sono e i timori pure, tanto che, anche dopo la riapertura, regole e precauzioni vanno rispettate con molta attenzione. Con la ripresa di tutte le attività, per molti è importante sapere se si è entrati in contatto con il virus. Ecco quali esami si possono fare e quali informazioni danno.

Test di due tipi: rapidi e quantitativi

I test sierologici servono a individuare le persone che sono entrate in contatto con il Covid-19. In pratica, raccontano la storia della malattia perché rendono possibile individuare gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta al virus. I test sono di due tipi: rapidi e quantitativi. I primi, con una goccia di sangue, stabiliscono se si è avuto contatto con il virus. I secondi, che si effettuano con un prelievo, dosano in maniera specifica la quantità di anticorpi che una persona ha prodotto. I test sono uno strumento importante per stimare la diffusione del virus nella comunità, ma l’affidabilità non è del 100%: nei risultati è sempre presente una quantità di falsi positivi e di falsi negativi.

Indicano se si è entrati in contatto con il virus

In entrambi i casi, i test sierologici cercano nel sangue gli anticorpi IgM, (le immunoglobuline di tipo M che compaiono in genere dopo pochi giorni essere venuti a contatto con il virus e scompaiono poco dopo) e gli anticorpi IgG (immunoglobuline di tipo G) che si sviluppano dopo 7-14 giorni dall’infezione e dovrebbero durare più a lungo. L’assenza di anticorpi, test negativo, non esclude la possibilità che ci sia un’infezione in fase precoce, asintomatica o il rischio che una persona sia contagiosa. Se il test risulta positivo è raccomandabile effettuare il tampone, decisione che viene presa dalle strutture di igiene pubblica. Il test sierologico non indica se la persona è protetta (quindi se gli anticorpi sono neutralizzanti), per quanto tempo la persona sarà protetta o se è guarita: diagnosi e guarigione possono essere attestati solo con il tampone.

Il tampone per individuare la malattia in modo sicuro

Il tampone nasofaringeo è l’esame più efficace per una diagnosi corretta di infezione da Coronavirus. Dura pochi secondi, non è invasivo e viene eseguito da personale specializzato. Consiste nel prelievo con un bastoncino cotonato di materiale biologico presente nella bocca e nel naso. Dopo averlo sigillato, il campione viene inviato in laboratorio dove è sottoposto a un’analisi biochimica con una tecnica di biologia molecolare che consente di stabilire se è stata contratta la malattia da Covid-19.

Un esame utile ai singoli e alla collettività

Se il risultato è positivo vuol dire che il virus è in circolo nell’ organismo e si è contagiosi. Il tampone è il metodo più attendibile per individuare le persone asintomatiche che presentano sintomi sfumati o assenti, ma sono positive alla ricerca del virus e per questo sono un veicolo di trasmissione. Perciò è un esame fondamentale sia per singoli che per la collettività: serve a isolare i casi positivi e ad evitare la diffusione della malattia.

Quarantena obbligatoria in caso di esito positivo

In caso di esito positivo è necessario seguire una quarantena obbligatoria in casa per 14 giorni. Se ci sono gravi difficoltà respiratorie o altri sintomi importanti della malattia da Covid-19 viene chiesto il ricovero in ospedale. Al termine del periodo di isolamento sia il paziente con i sintomi che quello asintomatico devono sottoporsi a due ulteriori tamponi svolti a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Se entrambi risultano negativi si può parlare di eliminazione del virus. Se dopo la quarantena il test è positivo, occorre ripetere il tampone a distanza di una settimana.